Centodieci anni dell’Associazione Italiana Arbitri: il racconto delle celebrazioni del Talent Francesco Castorina

1. Il gruppo dei Talent toscani alle celebrazioni per il 110° Anniversario dell’AIA

2. Il nostro Francesco Castorina (secondo da destra) insieme al Presidente della Commissione Arbitri UEFA Roberto Rosetti

Si sono concluse sabato 28 agosto a Milano le celebrazioni per il 110° anniversario della fondazione dell’Associazione Italiana Arbitri. Non casuale la scelta del capoluogo lombardo, dove nel 1911, all’interno di una sala del ristorante “L’Orologio”, è stato scritto il primo statuto dell’Associazione. L’evento, sviluppato su tre giorni (dal 26 al 28 agosto, ndr) fitti di appuntamenti a carattere tecnico e istituzionale, ha visto come protagonisti i 110 Talent d’Italia, gli arbitri coinvolti nel progetto UEFA Talent & Mentor scelti in rappresentanza di tutte le Sezioni, di cui fa parte anche il nostro Francesco Castorina. A lui chiediamo, con questa breve intervista, di raccontarci la sua esperienza e le sue sensazioni al termine di questa celebrazione.

Ciao Francesco, raccontaci questa tua esperienza alle celebrazioni, cosa porti a casa da questa avventura?

Sono stati tre giorni intensi, ricchi di emozioni e contenuti; dal mio punto di vista è stata un’esperienza di forte crescita sia sotto l’aspetto tecnico sia, soprattutto, sotto quello umano: la formazione tecnica che si svolgeva quotidianamente mi ha permesso di colmare alcune lacune che mi portavo dietro da qualche tempo, mentre il fervore dei colleghi Talent nel partecipare ai vari incontri mi ha aiutato a capire, se ancora ce ne fosse stato bisogno, quanto debba sentirmi privilegiato nel poter condividere un’esperienza simile insieme a loro. Fin dal primo giorno ho avvertito un clima disteso e spontaneo tra i vari Talent, in cui ognuno pensava ad arricchire il proprio bagaglio tecnico arbitrale piuttosto che competere per primeggiare sugli altri colleghi. Ciò che più mi porterò dietro da questa esperienza è quindi la volontà di migliorare, in campo e fuori, e di dimostrare fin da subito, a partire dall’inizio della prossima stagione, che ho meritato l’opportunità di ricoprire il ruolo di Talent.

Quale delle attività cui hai avuto la possibilità di partecipare ti è rimasta più impressa?

Tra le varie attività cui ho avuto il piacere di partecipare ho apprezzato particolarmente l’intervento “energico” di Daniele Orsato, il quale ha voluto raccontare a noi Talent quali siano gli ingredienti per raggiungere determinati traguardi, facendo un breve excursus sulla sua vita associativa e personale. Ciò che mi è rimasto impresso del suo discorso è stata la carica e la personalità che cercava di trasmetterci, dimostrandosi determinato a raggiungere e superare nuovi traguardi ancora oggi, nonostante si possa tranquillamente considerare tra gli arbitri migliori al mondo; il punto cardine del suo prezioso contributo è che un sogno deve essere inseguito impiegando la massima dedizione per quelle che sono le proprie capacità: in questo modo non si avranno mai rimpianti e non importa dove effettivamente si arriverà. La stessa energia e carica ci è stata trasmessa anche dal Settore Tecnico con tutti i suoi componenti, e in particolare dal Responsabile Matteo Trefoloni, che con i suoi “discorsi da spogliatoio” riesce sempre a trasmetterci l’importanza dell’opportunità ricevuta, il merito e la competenza che ha portato ognuno di noi ad essere presenti a tale cerimonia ed il “peso” che metaforicamente parlando dovremo portare in campo sapendo di essere stati privilegiati rispetto ad altri ragazzi che a differenza nostra non hanno avuto questa opportunità didattica. Tutto ciò che abbiamo imparato dovrà essere “riversato” sul campo con grinta e con la consapevolezza di cosa siamo adesso (Talent), di cosa dovremo essere nel breve periodo e di cosa potremo essere a lungo termine: è questo ciò che mi auguro di portare con me fin dalla prima gara stagionale.

Questa è la tua prima esperienza “in presenza” che vivi come partecipante al programma Talent & Mentor, cosa significa per te questo progetto?

Nel complesso il progetto Talent & Mentor è stato un percorso di crescita arbitrale e personale. A causa delle restrizioni dovute al covid-19 gli incontri si sono tenuti principalmente online, ad eccezione di quest’ultimo evento, ragione per cui si è trattato di un viaggio individuale più che di gruppo, ma nonostante ciò, nei pochi giorni in cui ci siamo conosciuti a Milano siamo riusciti in un certo senso a recuperare tutto ciò che la pandemia ci aveva negato, creando una squadra che puntava tutta in modo compatto nella stessa direzione. Fin dal primo incontro fu posto l’accento sull’occasione che questa esperienza avrebbe potuto rappresentare se fosse stata approcciata nel modo corretto: come dice il nome stesso, ogni Talent deve essere consapevole di possedere una certa dose di talento; questa consapevolezza, da parte mia, non deve essere intesa come superiorità rispetto agli altri ma piuttosto come un punto di partenza che nella “sfida” con sé stessi potrà portare a raggiungere determinati obiettivi.

La Sezione come costante punto di riferimento; cosa cercherai di trasmettere di questa tua avventura ai giovani arbitri che da poco si sono approcciati a questa attività?

In sezione cercherò di portare fin da subito la voglia di tornare in campo e la fame di arbitrare che mi è stata trasmessa in questi incontri, poiché molti colleghi nell’ambito sezionale stanno lentamente perdendo interesse nella vita associativa ed arbitrale a causa del lungo stop che la nostra attività ha dovuto subire. A loro spero di trasferire le grandi emozioni e soddisfazioni che questo progetto mi sta dando, in modo che sia un incentivo a migliorarsi e nella speranza che “l’essere Talent” possa diventare un obiettivo nella testa di molti. Legandomi sempre al discorso relativo al progetto Talent & Mentor, vorrei ricordare l’importanza che ricopre la sezione in tutto questo: non posso infatti dimenticare il supporto che ho sempre trovato nell’ambito sezionale, le amicizie che ho stretto, i momenti divertenti che ho vissuto. Per questo mi sento di ringraziare la Sezione e in particolare il Presidente Antonio Ruffo che mi ha offerto questa enorme possibilità di poterla rappresentare in tutta Italia come “Talent della sezione di Lucca”; questo è per me motivo di orgoglio e rappresenta una delle ragioni per cui non dimenticherò mai questa esperienza.

Ultima domanda, quali parole utilizzeresti per riassumere in breve questo evento?

“Cuore, testa e grinta”, furono queste le parole utilizzate da Matteo Trefoloni per chiudere il primo incontro online del progetto Talent & Mentor; inizialmente non ne capivo il senso, ma dopo questa tre giorni credo che non vi siano termini più adeguati per descriverla.

2. Il gruppo dei Talent partecipanti alle celebrazioni per il 110° Anniversario dell’AIA insieme al Presidente dell’Associazione Alfredo Trentalange

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